Una stella nel cielo e il valore aggiunto nel calcio.

Coaching tour: il 70^ Viareggio Cup nel segno di Astori.

In campo e fuori, tra Firenze, Viareggio, Pisa e Lucca, città del mio Coaching tour, una bellissima atmosfera rende davvero speciale questa edizione del torneo giovanile di calcio più importante d’europa.

Sono il solito, inguaribile, romantico e lo so bene, ma nelle mie lunghe passeggiate toscane, qualcosa di straordinario è successo dentro e fuori di me.

Dalle stazioni agli stadi e viceversa, dalle sessioni alle cene di lavoro e non solo, tutte le volte che, camminando, ho alzato gli occhi al cielo ho visto una stella viola. Il capitano. Un vero leader.

Può una tragedia, una morte così improvvisa, trasformarsi in qualcosa di molto più grande e profondo?

Certo e noi innamorati del gioco del calcio lo chiamiamo “valore aggiunto”. Il grande esempio di una leadership conquistata sul campo, con fatica, sudore e soprattutto senza l’ausilio dei riflettori. Con il solo modo di essere e di fare, in allenamento, in campo, in ogni maledettissima partita.

Questo, uno dei temi del mio Coaching tour con i ragazzi che seguo, in giro per l’italia, a distanza, via Skype e social, ma che di tanto in tanto incontro dal vivo, organizzando i Coaching tour. A proposito, che sia benedetta la tecnologia.

Ma restiamo in tema di calcio giocato e Coaching. In campo ho visto tanti giovani calciatori lottare su ogni pallone, adattarsi ai vari temi delle gare, trasformando le emozioni. Vedi Juventus Rijeca. Dallo 0 a 2 i giovani bianconeri hanno tirato fuori lo spirito e il Dna di una squadra che non molla mai, pareggiando 2-2 nel finale. Bravi, Il lavoro paga sempre.

Football Mental Coaching a Viareggio

Purtroppo, devo dire che ho avuto modo di osservare altrettanti giovani calciatori entrare in campo con troppa sufficienza. Per loro il fatto di “esserci” al torneo di Viareggio è un po’ come aver raggiunto un traguardo finale? Forse. Con il rischio fondato di ritrovarsi a casa, increduli e delusi per un sogno toccato con mano e svanito nel nulla.

Ecco che il Football Mental Coaching per questi ragazzi diventa fondamentale. Perché non ci sia il condizionale davanti ai loro sogni. Per tenere sempre alta l’asticella motivazionale e lavorare sul “valore aggiunto”, come Davide Astori insegna.

Un leader silenzioso fa tanto rumore, vero capitano?

Torno in Sicilia, nel mio Sport Coaching lab, con questa domanda che di tanto in tanto rivolgerò al cielo e con le tantissime riflessioni che la leadership di Astori mi ispira a fare.

Il mio Coaching tuor finisce qui, così?

Tutt’altro. A proposito della “viola”, non appena sceso dall’areo, incontro Saverio Spada, un ex calciatore che questa maglia la porta ancora nel cuore. Oggi è un allenatore di calcio in trincea, nel profondo sud. A Trapani.

Di tanto in tanto, mi confronto con Saverio sui giovani calciatori che seguo e che lui allena o ha allenato.

Saverio Spada nel 1992 da giocatore (9 presenze su 10), corona uno dei suoi sogni da bambino e con la maglia della Fiorentina vince proprio il torneo di Viareggio.

L’ex viola Saverio Spada

A voi, lo scambio di battute, a seguire, in versione amarcord, naturalmente.

Blog/intervista con l’ex viola Saverio Spada

D: Viareggio Cup, che effetto ti fa?

R: 1992. Mi viene da piangere. Una finalissima vinta 3 a 2 sulla Roma. Ricordo ogni singolo istante di quella partita e non dimenticherò mai l’emozione vissuta con i miei compagni quando alzammo la coppa al cielo. L’ultima vinta dalla Fiorentina. Quell’anno, tra l’altro, vincemmo anche il titolo primavera.

Una formazione del 92 della primavera viola

D: Dal sogno al successo da protagonista con la primavera viola. Come proseguì la carriera di Saverio Spada tra i professionisti?

R: l’anno dopo la vittoria al Viareggio Cup la Fiorentina per farmi fare esperienza mi diede in prestito al Trapani in C2. Purtroppo, alla 14 esima giornata della stagione 93/94 subii un gravissimo infortunio dal quale non mi ripresi mai del tutto. Non amo parlarne, la vita va presa così, inutile guardarsi indietro. Magari con un Mental Coach… (sorride con la sua proverbiale ironia ma in segno di stima).

D: Qual è la frase che da allenatore ami ripetere?

R: il calcio è solo un gioco. A volte siamo noi stessi addetti ai lavori a dimenticarlo. È sacrosanto che i ragazzi credano nei loro sogni, che facciano di tutto per raggiungerli e che si voglia vincere. Però spesso si esaspera un po’ tutto snaturando l’essenza del calcio.

Si chiama gioco del calcio proprio per questo. Come sostiene Sarri se un calciatore si diverte rende di più. Uno dei nostri compiti nei settori giovanili è fare in modo che i ragazzi giochino essenzialmente per divertirsi.

D: Sarri, genio e sregolatezza del calcio moderno. Del suo modo di intendere il calcio ti ispira qualcos’altro?

R: Si che sta sempre in tuta e che soprattutto è un gran fumatore.

Ridiamo e ci ricomponiamo in un attimo parlando del capitano della viola.

D: Come ha vissuto il mondo del calcio che ti appartiene la scomparsa di Astori?

R: Amo la semplicità. Si è detto di tutto, forse pure troppo. A me basta un numero, il suo, il 13. Un numero che chi ama il calcio dovrà sempre associare nella propria testa a questa persona straordinaria.

Uno di noi. Uno semplice. Mi piacerebbe che in ogni partita di qualsiasi categoria al minuto 13 ci si fermasse tutti per un solo istante. Tutto qui. Un numero per sempre.

Fuori piove. Il cielo piange ancora un grande capitano.

Daniele

P.S. Segui aggiornamenti, curiosità e info utili del 70^ Viareggio Cup dal sito della manifestazione con tutti i partner ufficiali cliccando su questo link http://www.viareggiocup.com

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