Il giovane talento italiano bruciato ed il modello vincente croato.

Leggo con grande interesse le rubriche di Jean Christophe Cataliotti, noto procuratore sportivo, scrittore e soprattutto esperto nella gestione di giovani calciatori.

Cosa ha ispirato, in particolare, questo mio blog?

Una corrispondenza tra Cataliotti e un genitore, il quale, contesta i metodi di selezione di cui è stata vittima il talentuoso figlio.

Nel link a seguire in evidenza, è possibile leggere la corrispondenza di cui sopra e riflettere su uno dei temi cruciali relativi alla crisi del calcio giovanile italiano.

⏬ botta e risposta tra Cataliotti e il genitore “ferito”⏬

https://www.footballworkshop.it/2018/09/laccusa-nei-settori-giovanili-vietano-i-dribbling-e-cacciano-via-i-veri-talenti/ .

Torniamo al tema del blog.

Il giovane talento italiano bruciato ed il modello vincente croato.

Un giovane calciatore, protagonista di un provino in un club professionistico italiano, esprime il proprio talento con naturalezza, dribbling, giocate di classe e concentrazione. Ma? C’è sempre un ma, oppure un “se”, haimè, quando si parla di giovani talenti.

Epilogo di questa triste storia?

Il genitore da un addetto ai lavori, viene licenziato con queste parole. “Per diventare un calciatore deve limitare le giocate di fantasia, i dribbling e, soprattutto, i tiri da fuori frutto dell’istinto e non di un sistema di gioco. Il calcio è uno sport di squadra e i calciatori devono essere al servizio della squadra e non il contrario!”.

Limitare cosa?

Ne abbiamo lette, dette e sentite davvero tante contro questo sistema che, brucia talenti innati e si affida a leader, pardon a  “capi”, interessati solo alle poltrone di prestigio e naturalmente al Dio denaro.

Si perché è di facile interpretazione pensare che aldilà della minchiata della tattica, il papà in questione sia un povero cristo senza “agganci” e “sponsor”. Ma è solo una personalissima interpretazione.

Tranquilli non chiudo così. Purtroppo quando si ha a che fare con il calcio giovanile italiano diventa davvero difficile scrivere con ottimismo, sperando che prima o poi le cose possano cambiare.

Scrivo. Ci provo.

Da Coach lo faccio affidandomi ad un “modello” che ha fatto scuola e che ha scritto, recentemente, pagine indelebili della storia del calcio.

Mi riferisco al metodo CROATO.
Russia 2018. Croazia vice campione del mondo

La Croazia, vice campione del mondo in carica, una nazionale che vanta meno abitanti della mia amata sicilia e che ai recenti mondiali ha stupito il mondo.

Il segreto del successo sta, guarda caso, nella cura dei settori giovanili.

Organizzazione impeccabile e grande serietà con cui fin da piccolissimi i bambini vengono seguiti nello sport.

Si comincia molto presto a calciare un pallone, A 16/17 anni moltissimi ragazzi vantano già un’esperienza in prima squadra e il calcio diventa davvero un “lavoro”.

Il settore giovanile della Dinamo Zagabria, rappresenta un grandissimo esempio da seguire. Si programma e si lavora per obiettivi. Uno di questi è quello di far arrivare in prima squadra almeno due giocatori per ciascuna delle undici categorie in cui è strutturato.

Tra i tanti fuoriclasse lanciati dalla Dinamo, ricordiamo Modric, Kovacic e Vrsaljko, protagonisti al mondiale.

Oggi – secondo il sito “Ultimo uomo” – l’accademia Dinamo conta più o meno 250 ragazzi e ha un costo annuale di circa un milione e mezzo di euro, il 7-8% del budget del club.

La sua forza sta nell’organizzazione e nei metodi di allenamento: dall’under 12 in poi i ragazzi iniziano a lavorare anche singolarmente con diversi preparatori per ciascuna delle aree di riferimento. Tecnica, fisica, tattica e mentale.

Il lavoro viene coordinato e monitorato in base ai dati raccolti ed elaborati dagli analisti. Dai 14 anni fino al giorno in cui entrerà in prima squadra, un ragazzo della Dinamo si allenerà per 5-6 giorni alla settimana, per circa otto ore.

Possibile, dunque, rilanciare il nostro calcio giovanile?

Resettiamo in primis questo maledettissimo modo di intendere il calcio. Mandiamo a quel paese (pre pensionamento) i signori degli sponsor, ma senza vitalizi ?

Studiamo bene il modello croato e facciamolo nostro. Qualifichiamo istruttori, addetti ai lavori e responsabilizziamo i genitori.

UTOPIA?

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