Capo o leader?

E’ la prima domanda che pongo ai partecipanti dei miei Interventi Formativi sulla leadership emotiva. Capo o leader?

In semantica, le etimologie neolatina e anglosassone definiscono i due termini come sinonimi. Wikipedia, difatti, cita testualmente: “capo (dal latino caput, “testa” per estensione metaforica) e leader (dal verbo inglese to lead, “guidare”).  In un gruppo sociale, è chi ricopre un ruolo di comando o direzione (in inglese leadership), inteso come processo d’influenza sui membri del gruppo per il perseguimento degli scopi comuni”. 

Ecco uno dei tanti casi in cui l’interpretazione soggettiva può e deve differenziare anche la più oggettiva delle sinonimie. Aldilà della semantica, oltre i confini della nostra, meravigliosa, lingua italiana.

La differenza tra capo e leader assume un reale significato solo nella interpretazione che ognuno di noi da nel ricoprire lo stesso ruolo.

In questa mia personalissima decodificazione il capo si identifica con uno stile ben preciso, ovvero, quello autoritario. Per motivare i suoi usa il bastone e la carota. Pensa di essere amato, ma spesso non lo è.

Il capo motiva i suoi con il bastone e la carota

Il capo non ama le coalizioni che si formano all’interno del proprio team, tende a dividerle sul nascere e limita il potenziale di chi ambisce ad emergere.

Allo stesso modo, nel Mentality Coaching, il capo lavora per essere leader.

In primis valorizza proprio le risorse umane del team, di cui si assume la responsabilità della guida.

Riconosce le emozioni nel momento in cui gli si smuove tutto da dentro. A ogni interferenza, interna ed esterna, gestisce la propria emotività come stimolo ad agire, rigenerando solo energia positiva.

Il leader lavora sulla comunicazione assertiva, sa che persuadere è l’unica arma in grado di allineare i “suoi” verso gli obiettivi comuni da raggiungere.

Coinvolge emotivamente tutti i membri del proprio team e rende la squadra performante al massimo delle proprie potenzialità.

Il leader conosce e usa i vari stili di leadership a seconda del contesto e  delle esigenze del team.

La differenza tra essere capo e leader

Capo o leader?

Uno dei leader che si identifica con tutto ciò di cui sopra è Carlo Ancelotti, tecnico del Napoli.

In carriera ha vinto tutto e ovunque. Sotto il Vesuvio, ha conquistato la piazza e la fiducia dei suoi giocatori con un approccio romantico. “C’è un gusto particolare -dichiara- (corriere dello sport 2 novembre ’18) ad allenare in una città che vive di calcio”.

E ancora: “questo Napoli mi emoziona”.

Carlo Ancelotti ha lavorato tanto su se stesso, elevandosi a leader autentico. Ribadisce emotività e sentimenti sinceri in ogni espressione del suo viso e nel linguaggio del proprio corpo. Mai stucchevole, non replica alle polemiche, rispedisce al mittente insulti, ingiurie e attacchi personali con ironia e sarcasmo (solo mirato).

Carlo Ancelotti dovrebbe insegnare ad  Harvard (parafrasando il Mou – ex special one).

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