L’intervista di Mattia Perin al Social Football Summit è uno dei segnali più chiari di come il ruolo del portiere stia cambiando. Non basta più parare: serve una mente allenata quanto il corpo. Perin lo dice senza filtri: senza allenamento mentale un portiere oggi non va da nessuna parte. L’allenamento mentale gli ha salvato la carriera e restituito equilibrio, motivazione e lucidità nei momenti cruciali.

Il portiere della Juventus ha raccontato un passaggio drammatico della sua vita sportiva: dopo tanti infortuni e una felicità ormai svanita, stava pensando seriamente di smettere. L’incontro con la mental coach Nicoletta Romanazzi ha rappresentato la svolta: un viaggio dentro se stesso che gli ha permesso di recuperare identità, forza emotiva e capacità di affrontare errori e frustrazioni.

Il punto chiave del suo messaggio è semplice: un portiere non può più permettersi di subire le emozioni. Deve imparare a dominarle. Non a caso Perin ha spiegato quanto l’accettazione dell’errore sia diventata il suo superpotere. Prima scappava, oggi analizza, comprende e riparte. È un cambio di paradigma che fa tutta la differenza tra chi rimane impantanato nella paura e chi cresce.

Questa consapevolezza è sempre più evidente anche nei giovani portieri che seguo. Tra questi, Daniele Filigheddu, portiere del Cagliari (Under 18, Primavera e oltre trenta allenamenti in Prima Squadra), che in più occasioni ha dichiarato quanto il percorso mentale con me lo stia aiutando ad affrontare pressioni, categorie diverse e momenti emotivi complessi. Il suo lavoro quotidiano sulle funzione della mente inconscia, sulla concentrazione, sulla stabilità e sulla gestione dell’errore è un esempio concreto di come la mentalità possa accelerare la crescita tecnica.

Perin lo dice chiaramente: “La parola è una magia”. E nel mio metodo questo è un punto chiave. Le parole che un portiere usa — dentro di sé e con gli altri — possono elevarlo o distruggerlo. Nel calcio di oggi, dove velocità e giudizi ti schiacciano, chi non sa comunicare crolla. Lavorare sulle parole giuste significa avere mente stabile, identità forte e zero vulnerabilità emotiva. Senza questo, un portiere resta solo. Con questo, diventa inattaccabile.

Il messaggio finale di Perin ai giovani è semplice e potentissimo: muovetevi, cercate, crescete. Non restate fermi. L’obiettivo è incerto, la garanzia della tua realizzazione è il cambiamento durante il percorso.

Ed è proprio lì che nasce il portiere del futuro: non solo tra i pali, ma nella sua mente. Sempre più veloce, più consapevole, più libero.

Vuoi sviluppare la mentalità del vero Numero 1? Parliamone.

daniele

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