Campus AIAP giovani portieri: un mese in campo tra scuole portieri e sessioni live.

Il mese di giugno è stato un viaggio intenso attraverso l’Italia.
Ma soprattutto è stato un viaggio dentro il mondo reale dei giovani portieri: campi, scuole, allenatori, famiglie, sessioni individuali, momenti di ascolto e confronto.

Non un semplice tour.
Un mese in cui il mio lavoro è tornato continuamente nei luoghi in cui prende forma: il campo, le aule, l’ascolto diretto e il confronto con giovani portieri e allenatori.

Ed è proprio in questo mese che il mio ultimo libro, Dentro la mente del giovane portiere, ha trovato il suo spazio più naturale: non su una scrivania, ma tra i ragazzi, gli allenatori, le scuole portieri e le domande concrete che emergono ogni giorno durante la crescita di un giovane numero 1.

Il percorso è iniziato a Santa Cristina, in provincia di Pavia, all’interno dell’AIAP Training 2026. In quel contesto ho gestito lo Sportello di Ascolto AIAP, accanto ad autorevoli relatori e allenatori dei portieri professionisti.

Lo Sportello di Ascolto non nasce per dare risposte rapide o soluzioni preconfezionate. Nasce per osservare meglio ciò che accade nella crescita di un giovane portiere: le difficoltà, le emozioni, il rapporto con l’errore, la comunicazione, la pressione e la costruzione della propria identità nel ruolo.

Da lì il viaggio è proseguito a Varese, al Campus AIAP della Scuola Portieri Oggiona Santo Stefano di Giovanni Tripodi. Anche in questa tappa il lavoro mentale si è intrecciato con l’attività tecnica sul campo. Perché il portiere non impara solo attraverso gli esercizi: impara da ciò che guarda, da come interpreta una situazione, da come reagisce dopo un errore, da come usa la voce e da come guida se stesso e i compagni.

Poi è arrivata la Valtellina, al Campus Academy Sondrio di Maurizio Bresesti. Qui ho avuto modo di lavorare anche con portieri infortunati, utilizzando soprattutto la visualizzazione in campo.

Quando un atleta è fermo fisicamente, rischia spesso di sentirsi fuori dal percorso. In realtà, se guidato bene, può continuare ad allenare attenzione, immaginazione motoria, percezione, fiducia e presenza. La visualizzazione non sostituisce il lavoro fisico, ma può aiutare il portiere a restare mentalmente dentro il ruolo.

Da Sondrio sono poi sceso a Napoli per alcune sessioni live con giovani portieri pronti ad affrontare campionati importanti, tra Serie D e Serie C. In questi incontri si entra nella storia specifica dell’atleta: dubbi, obiettivi, pressione, responsabilità e preparazione al livello successivo.

L’ultima tappa è stata in Abruzzo, a Casoli, presso la Scuola Portieri Sangro Aventino di Raniero Tucci. Anche qui il tema centrale è stato l’evoluzione del ruolo.

Il portiere oggi resta l’estremo difensore, ma non può essere solo l’ultimo baluardo. Deve comunicare, orientare, guidare, leggere spazio e tempo. Prima ancora, però, deve imparare a guidare se stesso.

Questo mese mi ha confermato una convinzione: il lavoro mentale non può restare teoria, slogan o motivazione generica. Deve essere osservabile, allenabile, correggibile, migliorabile.

In fondo, è anche il senso del libro: portare ordine, metodo e strumenti dentro ciò che spesso viene lasciato al caso nella crescita mentale del giovane portiere.

Il giovane portiere ha bisogno di tecnica, preparazione fisica e allenatori competenti.
Ma ha anche bisogno di conoscersi, parlarsi, restare dentro la prestazione e trasformare emozioni, errori e pressione in informazioni utili.

È lì che il mio lavoro continua.

Dentro il campo.
Dentro la relazione.
Dentro la mente del giovane portiere.

Rassegna stampa e approfondimenti

Per approfondire il lavoro svolto durante questo mese tra Campus AIAP, scuole portieri e sessioni live, ecco alcuni contenuti collegati:

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