Il 25 agosto 2026, sul Corriere dello Sport, Roberto Beccantini ha dedicato un articolo al ruolo del portiere, partendo da una considerazione che racconta bene il paradosso del Numero 1:

il portiere è il giocatore di cui si parla meno e da cui si dipende di più.

Spesso lo si nota soprattutto in due momenti: quando compie una parata decisiva oppure quando commette un errore che porta al gol. Eppure il lavoro del portiere comincia molto prima della parata.

Comincia nella comunicazione con la linea, nella postura prima del tiro, nella posizione rispetto alla profonditĆ , nella scelta se giocare corto, cambiare lato o andare lungo. Comincia soprattutto nella capacitĆ  di restare dentro la partita anche quando viene chiamato poco.

Oggi il portiere deve leggere il gioco, partecipare alla costruzione, guidare la difesa, gestire gli spazi, scegliere rapidamente e giocare con i piedi.

Più compiti significano più decisioni. Più decisioni significano anche più possibilità di errore.

Ed ĆØ proprio qui che, nel lavoro con i giovani portieri, diventa decisiva la preparazione mentale.

Nel mio Metodo il giovane Numero 1 viene allenato a riconoscere ciò che accade dentro e fuori di sé: palla, compagni, avversari, profondità e traiettorie, ma anche respiro, battito, tensione, energia e fatica.

L’interocezione diventa cosƬ uno strumento concreto: ascoltare i segnali del corpo, attribuire loro il giusto significato e tornare rapidamente al compito.

SENTO → LEGGO → DECIDO → TORNO AL COMPITO.

Significa anche imparare a gestire l’errore, riportare l’attenzione sul gioco, comunicare con maggiore sicurezza e trasformare progressivamente le letture in automatismi.

Beccantini richiama anche la grande tradizione italiana dei portieri, citando nomi come Sarti, Zoff, Tacconi e Buffon. Una scuola che per decenni ha rappresentato un riferimento internazionale.

La domanda, allora, diventa inevitabile:

quanto stiamo investendo davvero sulla crescita completa dei nostri giovani portieri?

Tecnica, naturalmente. Ma anche fiducia, responsabilitĆ , capacitĆ  di lettura, gestione dell’errore, comunicazione e soliditĆ  mentale.

ƈ anche per questo che considero importante il lavoro di AIAP – La Scuola dei Portieri, realtĆ  con cui collaboro da anni e che crede fortemente nella formazione dei giovani Numeri 1 e nella cultura del ruolo.

Perché il futuro della scuola italiana passa anche da qui: formare portieri capaci di reggere un ruolo che si vede meno, ma da cui si dipende di più.

Daniele

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