Coltivare l’atteggiamento competitivo dei giovani calciatori, significa sollecitare, nelle loro menti, le motivazioni necessarie a sviluppare i talenti.

Ed è fondamentale lavorarci sin dalla più tenera età, prima che l’avversario venga visto come il nemico da abbattere nelle scuole calcio bancomat.

La crisi in cui versa il calcio nazionale è talmente evidente che, per invertire il trend, solo una concreta rivoluzione culturale dei settori giovanili, a partire, per l’appunto, dalle scuole calcio, sembra essere l’unica soluzione plausibile, percorribile.

Per farlo, tuttavia, è opportuno mettere in discussione tutto e tutti. Dirigenti e concetti di leadership, metodi educativi, istruttori, tecniche e metodiche di allenamento.

ZEMAN, un allenatore che da sempre sfida il sistema pur di portare avanti le proprie tesi, con una visione d’insieme chiarissima sostiene:

“L’Italia è la patria del calcio, i suoi tifosi vivono di calcio, ma i settori giovanili e le federazioni la pensano diversamente. Il Calcio deve essere affidato a gente che sappia di pallone, e non a gente che pensa ad arricchirsi alle spalle dei ragazzi…”

 

Secondo il boemo è necessaria una rifondazione del sistema calcio che parta dal basso

(Fonte ⬇️ ) https://www.facebook.com/groups/academycalciobari/permalink/1989750064418552/

Caro mister, gente che rinunci al “bancomat”?

Siamo sognatori, visionari, pazzi, mica scemi!

Gente che, tuttalpiù, utilizzi il bancomat anche per investire, riqualificando, magari, i propri istruttori/educatori; che non incanti più i genitori promuovendo valori e bla bla, per poi esortare i ragazzini a “mordere le caviglie agli avversari”.

Gente che, in primis, comprenda fino in fondo il significato della parola competere.

Una parola che deriva dal verbo latino competere, da cum = con, assieme e petere = dirigersi verso, cercare.

Competere non significa dunque schiacciare l’altro e dimostrare la propria superiorità, quanto piuttosto convergere, cercare, ovvero, acquisire abilità individuali al fine di sviluppare il proprio talento.

La competizione è essenzialmente sfida a se stessi. È la fatica e il gran lavoro che bisogna fare per migliorarsi e crescere sotto tutti i punti di vista. Tecnico, fisico, tattico e mentale.

Se oggi, anche nelle scuole calcio, si riesce a far passare ciò, dissociando, allo stesso modo, il concetto di competizione da quello agonistico, forse anche le motivazioni dei talenti possono formare, domani, calciatori migliori.

Utili, se non indispensabili, alla causa azzurra.

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