Ho visto un portiere sbagliare.
Non in un video, non nel racconto di una sessione. Ero in tribuna, accanto ai suoi genitori, e per la prima volta da quando lavoro come mental coach con giovani portieri ho vissuto in diretta un errore clamoroso di un mio atleta.
In quella partita avevano già sbagliato tutti.
Un attaccante davanti alla porta. Un centrocampista nella scelta. Un difensore nella lettura.
Il calcio è una continua successione di errori.
Ma quando sbaglia il portiere succede qualcosa di diverso.
Il suo errore produce immediatamente un fatto: il pallone è dentro.
Non c’è più un compagno che possa recuperare nella stessa azione. È accaduto.
L’errore del portiere è esposto. Ha un’immagine precisa, un autore immediatamente riconoscibile e, spesso, la capacità di coprire nella memoria tutto ciò che quel portiere aveva fatto prima.
Quel giorno l’ho visto anche dopo la partita.
Il ragazzo ha raggiunto suo padre, lo ha abbracciato ed è scoppiato in lacrime.
L’errore era ancora lì.
Ed è proprio da qui che nasce una riflessione che va oltre la singola partita: il portiere e il diritto di sbagliare.
Parliamo spesso di crescita, coraggio, personalità, responsabilità. Ma quanto spazio concediamo davvero all’errore quando a commetterlo è chi difende la porta?
Quello era il suo primo errore importante della stagione. Nella partita successiva non è stato schierato.
Non conosco fino in fondo le motivazioni tecniche della scelta e sarebbe scorretto stabilire automaticamente un rapporto di causa-effetto. Ma proviamo a osservare ciò che può arrivare alla mente del giovane portiere.
Ho sbagliato.
La settimana dopo non gioco.
Il rischio è che il messaggio diventi semplice e potentissimo: “Se sbaglio, rischio il posto”.
Ed è qui che il problema diventa culturale.
Chiediamo ai portieri di essere coraggiosi, uscire, decidere, giocare con i piedi, assumersi responsabilità. Ma se al primo errore importante l’ambiente comunica che sbagliare può significare perdere immediatamente fiducia e spazio, rischiamo di allenare non il coraggio, ma la paura della conseguenza.
Il tema de il portiere e il diritto di sbagliare non significa sostenere che debba giocare sempre o che ogni errore vada ignorato.
Significa chiedersi quale significato attribuiamo all’errore dentro un percorso di crescita, in un contesto di squadra dove essere leader (guida la squadra), significa imparare a vivere in un ruolo nel quale l’errore farà inevitabilmente parte della sua storia.
Ce lo insegnano i grandi portieri e i portieri grandi (in tutte le serie) ogni maledetta giornata calcistica.
E noi addetti ai lavori dobbiamo decidere quale cultura vogliamo costruirgli intorno.

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