La preparazione mentale dei calciatori in questo nostro amatissimo e bistrattato calcio è sempre più prioritaria.

Allenatori che si alternano sulle panchine e solito tran tran mediatico. Nulla di nuovo. Giocatori che fanno di tutto per emergere e nel frattempo, l’atteggiamento mentale viene sempre più citato dagli addetti ai lavori, ma purtroppo, dagli stessi, ancora oggi troppo poco attenzianato.

Questo il calcio che si legge nei media. Un calcio sempre più focalizzato sul risultato da portare a casa e forse è giusto così. Un calcio che sente il bisogno di prestare massima attenzione all’atteggiamento mentale ed è giustissimo così.

Oddo in conferenza stampa presenta la sfida di Coppa Italia tra Udinese e Perugia del 30 novembre, dando priorità all’atteggiamento mentale
Nel derby di venerdì 1 dicembre Trapani-Catania tutti d’accordo. La tenuta mentale farà la differenza
Visconti del Trapani fa un esplicito riferimento

Facciamo un po’ di chiarezza.

L’area mentale è complementare, integrativa all’area tecnica, atletica, tattica e soprattutto mira a preparare il giocatore, affinché, sia pronto, nella sua testa, a dare il meglio di sè in gara. Io non faccio terapia. Con tutto il rispetto, se il calciatore ha avuto un’infanzia difficile a me interessa relativamente, purché tutto ciò non limiti le sue performance. In questo caso, se appuro la presenza di patologie, consiglio un percorso terapeutico.

In Italia, purtroppo si fa ancora tanta confusione quando si parla di preparazione mentale, benché il bisogno sia evidente. Siamo sicuri che gli addetti ai lavori, nonostante, spessissimo, ne facciano riferimento, programmino la preparazione mentale alla stessa stregua di quella tecnica, tattica e fisica?

Allenare la mente significa far scoprire al calciatore la propria parte inconscia e creativa. Prepararlo ad utilizzare un dialogo interno propositivo, evitando interferenze e soprattutto utilizzando le emozioni per costruire, in anticipo, la vittoria nella propria testa.

Un successo inteso non solo in termini di risultato finale ma di crescita personale e professionale. I giocatori che lavorano con me, ottengono il massimo da sè stessi perché riprogrammano le loro abitudini, stanno ben attenti a chi frequentano e di conseguenza vivono il calcio come un sogno che si realizza in ogni attimo della loro giornata.

Allo stesso modo, con i team grazie a un programma specifico, gestisco le motivazioni di gruppo, orientate, naturalmente, al salto di qualità.

Qui e ora.

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